Profilassi post-esposizione (PEP)

Sul posto di lavoro

  1. Le persone che, per ragioni professionali, rischiano sovente di essere esposte a sangue infetto, dovrebbero essere vaccinate contro l'epatite B e sottomettersi alla titolazione degli anticorpi HBs, un esame che consente di stabilire se la vaccinazione è sufficiente.
  2. Ogni istituzione deve poter risalire rapidamente ai dati concernenti le/i sue/suoi collaboratrici/collaboratori, così da non perdere tempo prezioso al momento di un'eventuale profilassi post-esposizione.
  3. Chi entra in contatto sul posto di lavoro con persone che consumano droga per via endovenosa, dovrebbe essere vacci­nato non solo contro l'epatite B, ma anche contro l'epatite A.
  4. Attualmente esistono farmaci efficaci in grado di diminuire il rischio di infezione da HIV e dal virus dell'epatite B. Dopo un contatto con sangue infetto, bisogna avviare quanto prima le misure profilattiche post-esposizione.
  5. Contro l'epatite A esiste una vaccinazione attiva.
  6. Contro l'epatite C, invece, non esiste alcuna misura profilattica post-esposizione.
     
Ogni istituzione deve nominare un medico al quale le/i pro­prie/propri dipendenti possono rivolgersi nel caso in cui siano state/i esposte/i a materiale biologico potenzialmente in­fetto oppure ad un rischio di infezione par­ti­colare (ferita da ago o ferita da taglio). Può infatti rive­larsi molto utile avviare al più presto una profilassi post-esposizione (ad esempio, vaccinazione attiva, vaccinazione passiva o terapia medicamentosa).